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Itinerari

I crostacei decapodi del Triassico superiore nelle Prealpi Carniche: una scoperta significativa

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Michele DAgostino

Le Prealpi Carniche rappresentano un’area di grande interesse paleontologico, in particolare per lo studio dei crostacei decapodi del Triassico superiore. La recente scoperta di nuovi esemplari fossili nella Valle del Rio Seazza e nella Valle del Rio Rovadia ha permesso un aggiornamento significativo sulla fauna di questi mari antichi, arricchendo il quadro delle conoscenze precedentemente descritto da Garassino et al. (1996).

LOCANDAIPICENI.IT- Alpi Carniche

I crostacei decapodi sono un gruppo di artropodi marini che comprendono gamberi, aragoste e granchi. Si distinguono per la presenza di dieci zampe e un esoscheletro rigido, caratteristica che ha favorito la loro conservazione nel record fossile. Nel contesto del Triassico superiore, questi organismi svolgevano un ruolo fondamentale negli ecosistemi marini, partecipando attivamente alle catene trofiche e agli equilibri ecologici del tempo.

Lo studio dei decapodi fossili fornisce informazioni cruciali sulla paleoecologia e sulla paleogeografia dell’epoca, permettendo di ricostruire ambienti marini ormai scomparsi. Le scoperte effettuate nelle Prealpi Carniche confermano che durante il Norico – una delle fasi del Triassico superiore – queste regioni erano caratterizzate da mari poco profondi, ricchi di vita e soggetti a una significativa diversità biologica.

Le nuove specie scoperte: Acanthochirana triassica e Antrimpos colettoi

L’analisi dei nuovi fossili ha portato all’identificazione di due nuove specie appartenenti a famiglie distinte di decapodi: Acanthochirana triassica e Antrimpos colettoi.

Acanthochirana triassica è stata attribuita alla famiglia degli Aegeridae (Burkenroad, 1963). Questa famiglia include gamberi fossili caratterizzati da un corpo allungato e appendici sottili, tipicamente adattati a nuotare in acque aperte. L’importanza della scoperta risiede nel fatto che Acanthochirana triassica estende il range stratigrafico del genere, confermando che questa linea evolutiva era già presente nel Triassico superiore e non solo nei periodi successivi.

Antrimpos colettoi, invece, appartiene alla famiglia dei Penaeidae (Rafinesque, 1815), un gruppo di crostacei simili ai moderni gamberi. Questo ritrovamento è particolarmente rilevante perché rappresenta la seconda specie di questo genere segnalata nel Triassico superiore d’Italia. Ciò suggerisce che i Penaeidae fossero più diffusi nelle acque triassiche italiane di quanto si pensasse in precedenza.

Il contesto geologico e paleoambientale del Triassico superiore nelle Prealpi Carniche

I nuovi fossili sono stati rinvenuti nella Dolomia di Forni, una formazione geologica di grande interesse che si estende nelle Prealpi Carniche. La Dolomia di Forni è costituita prevalentemente da rocce sedimentarie carbonatiche, formatesi in ambienti marini poco profondi, caratterizzati da barriere coralline e lagune costiere. Questo tipo di ambiente era favorevole alla presenza di una fauna marina diversificata, tra cui crostacei, molluschi e pesci.

Durante il Triassico superiore, l’area che oggi corrisponde alle Prealpi Carniche era situata in prossimità della Tetide, l’antico oceano che separava il supercontinente della Pangea in due masse terrestri: Laurasia e Gondwana. La scoperta di nuovi fossili di decapodi in questa regione non solo arricchisce il quadro faunistico del periodo, ma fornisce anche informazioni preziose sugli scambi biologici e sulle condizioni climatiche che caratterizzavano questi mari antichi.

L’importanza della scoperta per la paleontologia

L’identificazione di Acanthochirana triassica e Antrimpos colettoi conferma che il Norico delle Prealpi Carniche era un’area ricca di biodiversità marina. Questi ritrovamenti ampliano la nostra comprensione dell’evoluzione dei crostacei decapodi e forniscono nuove evidenze sulla loro distribuzione nel tempo e nello spazio.

Inoltre, la scoperta di specie appartenenti a due famiglie differenti sottolinea la varietà di nicchie ecologiche occupate dai crostacei triassici, che includevano sia forme pelagiche (nuotatrici) sia bentoniche (legate al fondale marino).

Dal punto di vista paleontologico, lo studio dei crostacei fossili non si limita alla semplice classificazione, ma contribuisce a ricostruire le condizioni ambientali e le dinamiche ecologiche degli oceani triassici. La presenza di questi esemplari nelle Prealpi Carniche suggerisce che le acque della Tetide offrivano habitat stabili e ricchi di nutrienti, capaci di sostenere popolazioni di decapodi diversificate.

La recente scoperta di nuovi crostacei decapodi fossili nelle Prealpi Carniche rappresenta un tassello fondamentale per la comprensione della fauna del Triassico superiore in Italia. Le specie Acanthochirana triassica e Antrimpos colettoinon solo arricchiscono il quadro della biodiversità decapode del Norico, ma forniscono anche preziose informazioni sulla distribuzione e sull’evoluzione di questi organismi nel tempo.

L’analisi dei fossili rinvenuti nella Dolomia di Forni ha permesso di approfondire il contesto geologico e paleoambientale in cui questi crostacei vivevano, evidenziando l’importanza della regione delle Prealpi Carniche per gli studi paleontologici. Le nuove scoperte aprono la strada a ulteriori ricerche, che potrebbero portare alla scoperta di nuove specie e contribuire a ricostruire con maggiore dettaglio la storia della vita marina nel Triassico superiore.

Michele DAgostino

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Michele DAgostino

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